DARIO COLETTI

Moby Dick

… È il dieci giugno 2010 e compio cinquantuno anni. Respiro profondamente. L’aria è fresca, il sole è tiepido, guardo l’orizzonte e sorrido. Guardo, respiro, sorrido. Sono esattamente dove ho voglia di stare con l’ambizione di fare quello che mi piace, sono io che ho voluto e progettato questo momento. L’ho desiderato tutte le volte che ho attraversato il mare per raggiungere quest’isola o per tornare a casa, ogni volta accompagnato da un’emozione diversa, o spinto da obiettivi e speranze sempre nuovi. Il bello del navigare è che da quando ci si lascia alle spalle la costa, anche di poche decine di metri, si comincia immediatamente a rievocare storie universali che anche se fantastiche diventano plausibili e ti riconciliano con le motivazioni dei viaggiatori leggendari: Ulisse, Achab, Santiago, il vecchio uomo di mare o il cambusiere Ransome. La distesa dell’azzurro e il ritmo delle onde mi guidano in un altro viaggio, più profondo, in un luogo dell’anima dove tutto si annulla e dov’è possibile riscoprire l’andamento del moto universale. Inizio il mio viaggio nel tempo. Se sono qui nel blu e se respiro avidamente è perché il mio corpo ha bisogno di ossigeno quanto la mia mente di pace. …

… Dopo la battaglia, durante il rientro, l’orizzonte blu ci accompagna discreto, ipnotico, catartico, conclusivo. Lo osservo, senza mai abbassare lo sguardo, per tutto il tragitto. …
Moby Dick
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