DARIO COLETTI

storia della colonna che si è voluta fare bimbo

Partendo dal linguaggio concreto si sa che un bambino è un bambino e una colonna è una colonna. Rimarrebbero separati per sempre se qualcuno, un folle o un visionario, non si prendesse la cura di farli comunicare tra di loro, forse trasportandoli con modalità non convenzionali in dimensioni sconosciute. Oppure scoprendo universi contemporanei e paralleli agli accadimenti quotidiani. Basta cambiare il nome o la funzione delle cose per creare visioni alternative. È questo il modo in cui nascono le storie. Con qualcuno che mette assieme due elementi e ne descrive le vicende. Poco conta se gli elementi in questione sono animati o oggetti. Sembrano comunque rispondere alle stesse leggi. Nascita, sviluppo, decadenza e estinzione - e poi si ricomincia? -. Mutamenti, trasformazioni che governano le esistenze differenziate solo dal concetto di tempo proprio di ogni elemento.


Ma nel momento in cui ti senti rassicurato da una realtà, capita in condizioni particolari che questa riesca a stupirti con eccezionali e inaspettate manifestazioni. Se vi dico che il cielo è diventato scuro in un istante e che le colonne sembravano muoversi la ragione vi farà dubitare. Di fatto tra tutti i pilastri uno si fa bambino e fugge


Polonnaruwa 24 luglio 1992
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